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#happyfood: riso al Ramandolo con erbe di un orto di montagna

Corvara, perla delle Dolomiti.
I protagonisti di questo post sono la vinoteca più alta d’Italia, un’orto di montagna spruzzato dalla prima neve e due giovani chef (lui è lo chef della vinoteca e lei è chef e anche il gestore di un rifugio).
E questa è una ricetta vera, non una ricetta costruita apposta per un blog o un sito o un libro.
E non è nemmeno una ricetta da reality show.
E’ una ricetta che nasce da persone che si incontrano e decidono di pranzare insieme, nasce da quello che c’è a disposizione: è una ricetta creata dall’amore.
Dalla vinoteca prendiamo il vino Ramandolo (ed è quello che farà la differenza nel piatto), dall’orto di montagna tutto quello che è possibile.


i due giovani chef sminuzzano e spadellano veloci e fanno cose che non oserei come mettere la menta in un battuto di erbe per mantecare un riso e mi insegnano che non si butta via niente, nemmeno le foglie un po’ appassite del basilico che mettono nel brodo.
Loro cucinano e nel frattempo io scrivo la ricetta.
Raramente ho gustato un piatto così equilibrato, direi perfetto, dove in fondo non c’è nemmeno una ricetta vera e propria, perchè la lista degli ingredienti dipende dall’ispirazione del momento.
Sembra difficile mangiare sano e gustoso nello stesso tempo ma questo risotto ci insegna che è possibile. Certamente ha bisogno di cura ed attenzione, ha bisogno di passione e di creatività e ovviamente di ingredienti di prima qualità: adesso che ci penso questo risotto sembra la ricetta per una vita felice.
Come dire che happy food equivale ad happy life!
Provatelo, non ve ne pentirete.
Potete sostituire il Ramandolo con un altro vino sempre un po’ particolare e mi rendo conto che non tutti possono raccogliere il cibo direttamente dall’orto, ma potete acquistare cibo locale e sostenibile, cibo biologico che nutre bene il corpo e salvaguardia il pianeta, potete cominciare a coltivare qualche erba aromatica sul balcone (come ho suggerito nel mio libro “Dieci giorni vegetariani“) ed essere voi quelli che fanno la differenza per un mondo più felice.
E dopo avere scritto questo breve post mi rendo conto che si, assolutamente, del buon cibo è un buon inizio per una vita più felice: quindi happy food = happy life (che poi in inglese suona ancora meglio).

P.s. So che le foto non sono tra le mie migliori, ma le ho fatte in fretta con il cellulare e non pensavo di usarle per il blog. Invece, dopo che ho assaggiato questo piatto, la prima cosa che ho pensato è stata quella di condividerlo con voi.

Riso al Ramandolo con erbe di un orto di montagna

Tipo di ricetta: primo piatto
Tipo di cucina: vegetariana, gluten-free
Tempo di preparazione: 10 minuti
Tempo di cottura: 30 minuti
Per 4 persone

Ingredienti
8 pugni di riso semi integrale ( circa 300 g )
1 cipolla bianca
1 porro
1 piccolo sedano rapa
1 cavolo romanesco
2 foglie di alloro
200 g di champignons
1 spicchio di aglio
sale
olio di oliva extravergine
1 bicchiere di Ramandolo*
700 ml circa di brodo vegetale

Per il brodo vegetale
1 lt di acqua naturale
qualche foglia di basilico (facoltativo)
1 cipolla
1 carota
1 porro
 gambo di sedano

Per il battuto
1 mazzetto di menta, maggiorana, timo, rosmarino, salvia, basilico

Per guarnire
fiori di erbe aromatiche (facoltativo)

Preparazione
Per prima cosa preparate il brodo.
Mondate e lavate le verdure per il brodo e immergetele in acqua naturale. Portate a leggera ebollizione e fate cuocere fino a che non si è ridotto di un terzo.
Preparate le verdure per il riso.
Mondate la cipolla e tritatela finemente. Pulite il porro e tagliatelo a rondelle molto sottili. Sbucciate il sedano rapa e tagliatelo a pezzettini.
Mondate il cavolo romanesco e riducetelo a cimette (eliminate la parte più dura).
In una pentola bassa e larga mettete 2 cucchiai di olio e fate scaldare su fuoco basso. Quando l’olio si è intiepidito aggiungete il battuto di cipolla, le foglie di alloro, il porro e il sedano rapa. Mescolate con un cucchiaio di legno e fate insaporire per qualche minuto.
A questo punto aggiungete il riso, salate leggermente e fate cuocere sempre mescolando per qualche minuto fino a che il riso non è diventato un po’ lucido.
Aggiungete le cimette di cavolo romanesco e mescolate ancora.
Sfumate con il vino e quando è evaporato cominciate ad aggiungere il brodo a poco a poco.
Nel frattempo saltate in una pentola anti aderente i funghi puliti e tagliati a fettine con 1 cucchiaio di olio. Tenete il fuoco un po’ alto e girate spesso.
Dopo qualche minuto aggiungete anche l’aglio mondato della parte interna e portate a cottura.
Preparate il battuto di erbe tagliandole finemente tutte insieme con l’aiuto di un coltello.
Pochi minuti prima che il riso è pronto, aggiungete i funghi e il battuto di erbe.
Quando il riso è pronto, lasciatelo riposare per qualche secondo e poi servite aggiungendo in ogni piatto un filo d’olio.
Potete anche aggiungere – se vi piace – un pochino di parmigiano grattugiato.
Happy Food!

 

*Il Ramandolo è un vino friulano DGCP prodotto in una parte del territorio dei comuni di Nimis e Tarcento, in provincia di Udine.
Questi vino viene prodotto con le sole uve di Verduzzo friulano, appassite sulla pianta o in locali idonei.
Il nome Ramandolo, che evoca qualcosa di nobile e gentile, non è un nome di fantasia, ma è legato a quello di una piccola frazione del comune di Nimis.
Il Ramandolo è una pregevole rarità. Se ne producono appena 150.000 bottiglie l’anno.
Questo vino ha almeno un secolo di vita, visto che ne parla un attestato di lode del 1893 assegnato al torlanese Giovanni Comelli detto Moro.
La raccolta tardiva ha lo scopo di ottenere un leggero appassimento dei grappoli, favorendo la formazione di un maggiore contenuto zuccherino.
Un tempo il Ramandolo era commercializzato solo localmente, mentre oggi le sue pregiate bottiglie, proporzionalmente al loro numero ristretto, sono presenti sul mercato nazionale e vanno anche all’estero. Dal 1988 è stato costituito il Consorzio per la Tutela del Ramandolo (Piazza XXIX Settembre – 33045 Nimis – UD) che assiste i viticoltori dal vigneto alla cantina e organizza attività divulgative e promozionali per valorizzare questo prodotto di una piccola zona. (Fonte http://www.agraria.org ).

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